Nel febbraio del 2023, un avvocato di Manhattan preparava quello che sembrava essere un caso semplice contro una compagnia aerea. Aveva bisogno di precedenti legali. Decise di affidarsi a ChatGPT per la ricerca. Il sistema rispose prontamente, fornendo un elenco di casi giuridici dettagliati, con nomi, date, tribunali, numeri di fascicolo. Tutto perfetto. Tutto plausibile. Tutto completamente inventato.
Quando il giudice esaminò i documenti presentati, scoprì che nessuno di essi esisteva. Il chatbot aveva allucinato. Termine tecnico per descrivere il fenomeno per cui un’AI, quando non conosce la risposta, produce comunque qualcosa di convincente, strutturalmente corretto, ma falso.
L’avvocato, fidandosi ciecamente dello strumento, era arrivato in udienza con delle convincenti falsità. Pagò una multa. Il suo cliente perse il caso.
Se questo può accadere a un professionista addestrato a verificare le fonti, a ragionare criticamente, a distinguere il vero dal plausibile, cosa accade alle persone comuni? Cosa accade ai credenti che leggono notizie su WhatsApp, che condividono contenuti su Facebook e TikTok, che formano le proprie opinioni su ciò che vedono nei feed dei social media?
Questa è la domanda che ogni pastore, ogni ministro cristiano, ogni genitore deve iniziare ad affrontare con urgenza. Perché l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento che può essere usato per il bene o per il male. È anche, in questo momento storico, una delle più potenti macchine di manipolazione mentale mai costruite dall’essere umano.
La macchina che ti conosce meglio di te
Uno studio dell’Università di Cambridge ha analizzato la capacità degli esseri umani e dei computer di fare previsioni accurate sulla personalità di una persona. I risultati sono stati sorprendenti. I sistemi AI, analizzando semplicemente i “mi piace” di Facebook di un utente, erano in grado di predire la sua personalità con una precisione superiore a quella dei suoi amici, dei suoi colleghi di lavoro, dei suoi familiari, e in alcuni casi, persino del suo coniuge.
O’Callaghan e Hoffman nel loro libro AI Shepherds and Electric Sheep documentano come questo tipo di profilazione psicologica, potenziata dall’intelligenza artificiale, sia già alla base di sistemi usati per influenzare decisioni politiche, religiose ed economiche su scala di massa. Non è teoria del complotto. È ingegneria sociale applicata.
Cambridge Analytica, una società di consulenza politica, ha raccolto dati da cinquanta milioni di profili Facebook. Ha usato quei dati per categorizzare gli elettori americani secondo cinque tratti di personalità: apertura, coscienziosità, estroversione, gradevolezza, e poi ha costruito messaggi politici su misura per ciascun profilo. Non messaggi generici rivolti a tutti. Messaggi calibrati per le vulnerabilità specifiche di ogni tipo di personalità. Progettati per spaventare chi è già ansioso. Per radicalizzare chi è già sospettoso. Per confermare le certezze di chi cerca conferme.
Un esperimento condotto in India durante le elezioni del 2015 ha mostrato che bastano pochi minuti di esposizione a risultati di ricerca manipolati per spostare il 12% degli elettori indecisi verso il candidato favorito dal motore di ricerca. Senza che gli utenti si accorgano di nulla. Senza che sentano di essere stati influenzati.
Il 12% può decidere un’elezione. Può decidere se una comunità rimane unita o si divide. Può decidere se una chiesa rimane una o si frantuma su questioni politiche che non avevano niente a che fare con il Vangelo.
Il Cristiano nel mirino
Sarebbe un errore pensare che i credenti siano immuni da questi meccanismi. Anzi, alcune caratteristiche della cultura cristiana rendono i credenti particolarmente vulnerabili a certi tipi di manipolazione.
Il primo fattore è la fiducia nelle reti relazionali. Nelle chiese, i messaggi circolano attraverso reti di fiducia: gruppi WhatsApp della chiesa, post condivisi da fratelli e sorelle stimati, link mandati dal pastore o dal leader giovanile. Quando una notizia arriva attraverso una persona di cui ti fidi, abbassi automaticamente le difese critiche. Gli algoritmi lo sanno e lo sfruttano.
Il secondo fattore è la struttura narrativa della fede cristiana. I credenti sono abituati a pensare in termini di bene contro male, luce contro tenebre, verità contro menzogna. Questa è una struttura teologicamente corretta.
Gli algoritmi usano esattamente questa struttura per confezionare disinformazione: ti presentano una narrativa in cui c’è un nemico chiaro, una verità nascosta, una verità che “loro” non vogliono che tu conosca. È la struttura della profezia biblica svuotata del contenuto biblico e riempita di contenuto politico.
O’Callaghan identifica questo meccanismo con un termine preciso: conoscenza stigmatizzata. È l’idea centrale in ogni teoria del complotto. Esiste una verità pericolosa, nascosta ai più, accessibile solo a chi è abbastanza coraggioso o abbastanza sveglio da cercarla. Solo pochi eletti la conoscono. Chi la conosce fa parte di un gruppo speciale. Chi non la conosce è ingenuo, manipolato, ingannato.
È esattamente la struttura dello Gnosticismo antico: la salvezza viene dalla conoscenza segreta riservata a un’élite spirituale. Ed è esattamente la struttura delle teorie del complotto moderne.
Quando il Cristiano diventa lo strumento
La conseguenza più dolorosa di tutto questo non è che i credenti vengano ingannati. È che i credenti diventino inconsapevolmente strumenti di inganno verso gli altri.
Quante volte hai visto un membro della tua chiesa condividere una notizia completamente falsa in buona fede? Quante volte hai visto una persona spiritualmente matura, qualcuno di cui ti fidi profondamente, diffondere una teoria falsa come se fosse rivelazione profetica?
Il danno non è solo personale. È alla testimonianza. Quando un cristiano condivide disinformazione, quando una chiesa si divide su questioni politiche amplificate dagli algoritmi, quando il nome di Gesù viene associato a narrative di odio o di paura costruite artificialmente, il Vangelo perde credibilità. Non perché il Vangelo sia cambiato. Perché i suoi ambasciatori sono stati manipolati senza saperlo.
Gesù aveva avvertito: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.” (Matteo 10:16). La semplicità come la colomba è una virtù spirituale. La prudenza come il serpente è una necessità pratica. Nell’era dell’AI, quella prudenza richiede una competenza specifica: la capacità di verificare le fonti, di distinguere il giornalismo autentico dalla propaganda, di resistere all’impulso di condividere prima di pensare.
La velocità come arma
C’è un meccanismo che rende tutto questo particolarmente insidioso: la velocità.
I sistemi AI possono generare notizie false, immagini false, video falsi e audio falsi in pochi secondi. La velocità con cui questi contenuti si diffondono è esponenzialmente superiore alla velocità con cui vengono smentiti. Uno studio ha dimostrato che le notizie false si diffondono sui social media sei volte più velocemente delle notizie vere, non perché le persone siano stupide, ma perché il contenuto falso è costruito per essere emotivamente più stimolante, più sorprendente, più adatto a generare interesse.
In questo scenario, il discernimento non è più una virtù spirituale opzionale per i credenti. È una competenza di sopravvivenza per tutti. La chiesa ha la responsabilità di equipaggiare i suoi membri per esercitarlo.
L’antidoto antico: la lectio divina
John Mark Comer nel suo libro “The Ruthless Elimination of Hurry” propone di tornare alle pratiche di lettura lenta, profonda, contemplativa della tradizione cristiana.
La lectio divina è una pratica che risale ai padri della chiesa del IV secolo. Non è una tecnica riservata ai contemplativi. È un modo di leggere che coinvolge quattro movimenti: l’incontro con il testo (lectio), la ricerca del suo significato profondo (meditatio), la risposta personale (oratio), e la comprensione trasformativa (contemplatio).
Per saperne di più ascolta questo messaggio!
Quello che rende questa pratica rivoluzionaria nell’era dell’AI non è la sua antichità. È la sua struttura: è l’esatto contrario dell’algoritmo. L’algoritmo ti dà velocità, stimolazione, frammentazione, dipendenza dall’immediato. La lectio divina ti chiede lentezza, silenzio, profondità, pazienza.
Una parola pratica per la chiesa
Come si traduce tutto questo nel ministero pratico? O’Callaghan offre alcune indicazioni pratiche che vale la pena portare nel contesto della chiesa italiana.
Il primo passo è l’educazione. Le chiese devono iniziare a parlare di AI, di algoritmi, di disinformazione dagli stessi spazi in cui parlano di moralità sessuale, di discernimento spirituale, di guerra spirituale. La mente è il territorio di battaglia.
Il secondo passo è la verifica metodica. Prima di condividere una notizia, fai queste domande: da dove viene questa informazione? Chi l’ha prodotta e con quale interesse? Esiste una fonte primaria verificabile? Cosa dicono le fonti di orientamento opposto? Il tempo che ci vuole per rispondere a queste domande è il tempo che ti protegge dal diventare uno strumento inconsapevole di manipolazione.
Il terzo passo è la custodia del cuore della chiesa. Proverbi 4:23 dice: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, perché da esso sgorgano le sorgenti della vita”. Nell’era dell’AI questa custodia è anche custodia dell’informazione che entra nel cuore della chiesa. Il pastore che permette alla sua chiesa di essere polarizzata da narrative algoritmiche non sta solo perdendo una battaglia culturale. Sta permettendo che venga avvelenata la sorgente.
Il quarto passo è il recupero della lentezza come pratica spirituale. Non come nostalgia del passato. Non come rifiuto della tecnologia. Ma come atto intenzionale di fedeltà alla propria umanità, quella umanità che è stata creata per la profondità, per la riflessione, per la contemplazione del vero, del buono e del bello. Un’umanità che nessun algoritmo, per quanto sofisticato, potrà mai replicare.
“Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32).
Quella libertà è ancora disponibile. Nell’era dell’AI richiede più coraggio, più disciplina e più discernimento di quanto ne abbia mai richiesto prima.
ARTICOLO 8: “Le abitudini del focolare — Come formarsi come cristiani nell’era dell’AI”
LISTA DI TUTTI GLI ARTICOLI
Dio ci benedica,
Antono Morra