Chiesa_rev November, 5th 2011 by Tony (Team Noi_Rev)

Conosciamo in parte

“Conosciamo in parte e profetizziamo altresì in parte” 1 Corinzi 13:9

Smith Wigglesworth dichiarò:

“La buona parte delle persone sembra avere un affilato discernimento, o almeno pensa di averlo. Se quest’ultimo fosse diretto su se stessi per 12 mesi posso assicurarvi che esso cesserebbe immediatamente. Il dono di discernimento non è criticismo”.

Una cosa che sembra sempre prevalere nella chiesa di oggi è la mentalità: “o è Dio o no lo è”. La verità è che tutti vediamo e conosciamo in parte; ogni movimento, ministero o credente individuale è in un processo di crescita nella conoscenza di Dio. La cosa più facile da fare durante questo processo è di riconoscere le lacune e le incongruenze negli altri e agire di conseguenza criticamente.

Questo modo di fare è completamente contrario a quanto Paolo afferma circa la chiesa. Conosciamo qualcun altro, a parte Gesù stesso, che fosse più dedicato e appassionato al raggiungimento di una maturità spirituale nei credenti e nella chiesa? Paolo è uno dei migliori modelli di leadership nel Nuovo Testamento, il suo esempio e la sua disposizione verso le chiese (anche quelle più immature) è spesso l’opposto dello spirito critico e cinico che ha preso il sopravvento nelle nostre realtà. Abbiamo creato dei gradini che ci pongono in posizione di superiorità rispetto agli altri quando, in fondo, abbiamo bisogno di correzione come tutti.

La situazione a Corinto ne è uno dei più chiari esempi: Paolo ha dovuto affrontare una situazione “tragica” fra immoralità, divisioni, gelosie, disordini…a tal punto che l’apostolo ha dovuto affermare che il loro incontrarsi era “non per il meglio, ma per il peggio”. I Corinzi sfidavano anche l’apostolato di Paolo e dubitavano di una delle dottrine fondamentali: La resurrezione dai morti. Abbiamo mai incontrato una comunità in tali difficili condizioni?

Nel capitolo 11 di 1 Corinzi, Paolo asserisce che molti morivano ed erano malati a causa di un’errata consapevolezza  e valorizzazione del Corpo di Cristo. Il giudizio di Dio era in atto nel loro mezzo e nonostante ciò Paolo ha l’audacia (o possiamo meglio chiamarla la veduta apostolica) di indirizzare la lettera ai “santi” che sono in Corinto.

Spesso sento commenti del tipo: “Non conosco bene la chiesa o il movimento, ma me ne hanno tanto parlato e posso dire che…bla bla bla”.
Le critiche più taglienti, spesso, procedono proprio da chi non ha nemmeno preso del tempo per studiare o analizzare a fondo le situazioni o le eventuali dottrine “sotto inchiesta”.
Non importa quanto “errore” ci sia, il nostro primario compito è di recarci alla croce e intercedere per i nostri fratelli/sorelle esprimendo in questo modo la saggezza di Dio e non la critica umana.

Sicuramente ci sono situazioni strane nel mondo, dove veramente c’è bisogno, nel nome del Signore, di correggere delle situazioni e richiamare delle persone, ma, nonostante ciò, la prima analisi deve essere sempre rivolta a noi stessi, alla nostra vita privata e al movimento/comunità di cui facciamo parte.

Certamente, a questo punto, ti starai chiedendo: “Tali movimenti sono solo velenosi per i credenti e/o anche deleteri per la testimonianza dell’Evangelo”?

E’ giusto anche dire che ci sono circostanze e/o movimenti che sono veramente pericolosi per i credenti. Con un giusto spirito è necessario, a volte, “affrontare” tali situazioni.
Ma potremmo anche chiederci: “Corinto era un pozzo avvelenato?” Sicuramente era pieno di errori ma non per questo Paolo mette in dubbio la salvezza di tali credenti o i doni spirituali ricevuti. La sfida di Paolo era di mettere le cose in ordine davanti a Dio in modo che i credenti potessero allinearsi alla loro posizione come credenti e santi.

Io voglio vedere i santi attraverso le lenti che Paolo ha usato nel contesto della chiesa di Corinto. Lui ha affrontato le difficoltà? Certamente! Come uno che aveva autorità su quella comunità, un apostolo responsabile del bene dei credenti.

Bisogna essere apostoli per sollevare preoccupazioni? Certamente no! ma quando tendiamo facilmente a catalogare i credenti come immaturi, ribelli ecc, stiamo operando sotto un’influenza che non è apostolica.

Dovremmo essere gelosi per la pienezza di Dio nella chiesa per una purificazione di tutto quello che non è “sana dottrina”? e per una maturità in tutti i santi? Certamente! Ma l’unico modo sarà prima di tutto passando per la croce noi stessi, intercedendo per il corpo di Cristo con il cuore del Padre.

Il mistero del Vangelo è la rivelazione che Dio è un Dio di misericordia e il Suo popolo è semplicemente recipiente di grazia su grazia rimanendo sotto il governo del Padre. Quando pensiamo che abbiamo guadagnato qualcosa per i nostri meriti, ci rimuoviamo dalla nuvola della grazia. Se ho compreso che non mi sono guadagnato niente da me stesso (inclusa la conoscenza della Parola di Dio), avrò la grazia necessaria per guardare alla Chiesa con gli occhi Dio.

Antonio Morra

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